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Il Cammino Francescano della Marca

Il Cammino Francescano della Marca si sviluppa lungo 167 km, attraversa due regioni. L’Umbria e le Marche, e ben 17 comuni. Attraversando paesaggi differenti, il Cammino Francescano della Marca offre una varietà unica di pregi naturalistici, di tesori architettonici e spirituali, che permette al pellegrino di fare un viaggio nella storia senza pari.

Dalle culture preromaniche dei piceni e umbri  alle vestigia romane di Assisi, Spello, Foligno, Plestia e Ascoli Piceno, dalle meraviglie carolinge e longobarde agli intatti borghi medievali, dai fasti del rinascimento a quelli del barocco. Ovviamente senza tralasciare le tanti pievi di campagna, gli eremi e i blasonati tesori delle città di Assisi, Spello, Foligno ed Ascoli Piceno.

Naturalisticamente parlando il Cammino tocca quattro parchi: quello del Monte Subasio, quello dell’Altolina, quello di Colfiorito e il Parco Nazionale dei Sibillini. Si passa dalle sorgenti, dai fiumi e dalle cascate alle paludi, dagli altopiani ai boschi, dalle selvagge forre ai panoramici crinali che spesso offrono scorci sul mare Adriatico, dalle dolci colline antropizzate agli aspri calanchi argillosi.

Il tutto nel segno di S. Francesco che percorse queste contrade più volte lasciando dietro di sé l’indelebile radice di una millenaria storia spirituale da cui il Cammino non può prescindere.

Minimo 2 partecipanti – Massimo 20

1° giorno

ASSISI (PG) – FOLIGNO (PG)

Distanza: 18,9 km
Asfalto: 65% – Sterrato: 35%
Tempo di percorrenza: 5.30 ore
Difficoltà: facile
Dislivello: salita 250 mt. discesa 350 mt
Il cammino inizia da Assisi, città natale di San Francesco e terra testimone del suo cambiamento da giovane abbiente al Santo che ha cambiato le sorti dell’Europa con i suoi insegnamenti di pace e carità. Assisi è anche il punto di partenza dei suoi lunghi pellegrinaggi e punto di ritorno definitivo a pochi giorni dalla morte avvenuta nel 1226.La prima tappa è facile, con saliscendi poco impegnativi, ricca di fonti d’acqua e occasioni di sosta. Il percorso si snoda lungo i contrafforti del Parco regionale del Monte Subasio e gli incantevoli uliveti che rendono unica la Valle Umbra .Lasciata Assisi percorrendo la suggestiva Via degli Ulivi incontriamo Spello, bandiera arancione dei Borghi più belli d’Italia, perla medievale con le sue vestigia romane, un tempo rinomato centro logistico e commerciale essendo tappa obbligata per il settentrione. Proseguendo si raggiunge poi Foligno, anch’essa da sempre crocevia di pellegrini e commerci ma anche polo culturale dove venne fondata la quarta tipografia d’Italia nel 1470 che due anni dopo stampò la prima versione della Divina Commedia di Dante. Essendo la meta della prima tappa si avrà il tempo di ammirare la bellezza del suo centro storico. Pasti liberi. All’arrivo pernottamento nella struttura prescelta.

2° giorno

FOLIGNO (PG) – COLFIORITO (PG)

Lunghezza: km 25,3
Asfalto: 15%- Sterrato 85%.
Durata: ore 8/9
Difficoltà: impegnativa
Dislivello: (+)750 mt (-)200 mt

Prima colazione in hotel. La tappa della giornata odierna è impegnativa perché in salita fino al valico di Colfiorito, traversa tutto il territorio folignate e giunge al confine tra Umbria e Marche. Anche se non mancano le fonti d’acqua è necessario fare attenzione a non rimanere mai senza perché il percorso è molto esposto al sole. Il tracciato è ricco di pregi naturalistici come l’argine del fiume Topino all’uscita da Foligno, le cascate del fiume Menotre che nasce a 800 mslm, e che in passato ha contribuito al benessere degli abitanti della zona grazie alle sue acque pure e fredde che ne hanno fatto l’habitat naturale per gamberi e trote di fiume. Non lontano dalle cascate sorge anche la frazione montana di Pale, incastonata nella roccia e conosciuta per l’Eremo di Santa Maria Giacobbe. Arrivando a fine tappa si raggiunge la palude del Parco regionale di Colfiorito istituito nel 1995 in un’area protetta volta a salvaguardare la fauna della palude che si è ridotta a causa delle continue opere di bonificazione della Palude iniziate a partire dall’epoca romana fino ai primi del 900. Arrivo a Colfiorito. Pasti liberi, pernottamento presso l’hotel Lieta Sosta.

3° giorno

COLFIORITO (PG) – POLVERINA (MC)

Lunghezza: km 26,8
Durata: ore 8
Difficoltà: impegnativa
Dislivello: (+)450 mt (-)800 mt

Prima colazione in hotel. Consigliamo la partenza presto al mattino. Tappa lunga che entra subito in territorio marchigiano e percorre interamente la valle del fiume Chienti. Poche fonti ma diverse località per il rifornimento d’acqua: Serravalle di Chienti, Gelagna Bassa, Muccia, Polverina. Il tracciato tocca il punto più alto del cammino e si snoda per vari saliscendi passando per luoghi di pregio storico: il mulino di Gelagna, risalente al 1600 che ospita una centrale elettrica del 1913 ancora in funzione con gli stessi macchinari dell’epoca; il borgo de La Maddalena, il convento di San Francesco di Pievebovigliana, fondato da San Francesco nel 1215 dove il Santo trovò silenzio e riparo. Nel cortile esterno si trova anche il pozzo citato nei fioretti presso il quale, secondo la leggenda, san Francesco tramutò l’acqua in vino per dissetare gli operai impegnati nella costruzione dell’edificio.
Degno di nota anche il Castello di Beldiletto, residenza estiva dei Varano signori di Camerino riccamente affrescata, risalente al 1381. Il percorso ha anche un forte impatto naturalistico soprattutto per il lago di Polverina. Pasti liberi, pernottamento nella struttura prescelta.

4° giorno

POLVERINA (MC) – MONTALTO DI CASSAPALOMBO (MC)

Lunghezza: 18,7 km, Durata: ore 6
Asfalto: 75%. – Sterrato: 25%.
Difficoltà: media
Dislivello: (+)650 mt (-) 450 mt
Prima colazione in hotel. Una tappa piuttosto agevole e piacevole da percorrere, senza particolari dislivelli, contraddistinta dalla presenza di numerosi castelli, collegati tra loro da sentieri immersi nel verde: il borgo medievale di Pievefavera, con il suo Castello intatto che domina la Valle del Chienti con una straordinaria vista sul lago di Caccamo e sulla piana di Caldarola. Castel di Croce di origine medievale seppur i resti che si ammirano oggi risalgono all’epoca dei Varano nel XIV secolo; il Castello di Vestignano, costruito nell’VIII secolo dai Longobardi e restaurato nel XV secolo dalla Signoria de I Da Varano e il Castello di Montalto di Cessapalombo che annuncia l’ingresso al comune e che però è in stato di abbandono dopo il sisma 2016. Oltre ai castelli vale la pena sostare alla chiesa carolingia di San Giusto in San Maroto che conserva affreschi e tavole del XV secolo e quella rupestre di Madonna del Sasso incastonata nella roccia. Il tutto a poca distanza dal gioiellino architettonico di Caldarola.

5° giorno

MONTALTO DI CASSAPALOMBO (MC) – SARNANO(MC)

Lunghezza: 17,8 km Durata: ore 6/7
Asfalto: 20%. – Sterrato: 80%.
Difficoltà: impegnativa
Dislivello: (+)700 mt (-) 750 mt
Prima colazione in hotel. Questa è la tappa di accesso al territorio protetto dal Parco nazionale dei Monti Sibillini: il brullo profilo delle sue montagne ci farà da scenografia fino al nostro arrivo ad Ascoli Piceno. Alcuni fiumi, come il Fiastrone, il Tenna e l’Aso nascono proprio all’interno del Parco. La tappa di grande impatto naturalistico entra nel territorio protetto del Parco nazionale dei Monti Sibillini e ne percorre le pendici boscose fino al centro medievale e termale di Sarnano. Le storie dei carbonai e dei pastori si intrecciano con quelle di san Francesco e dei suoi sodali, basti pensare al convento di San Liberato dove sono stati redatti i celebri Fioretti, un libro che raccoglie i miracoli e gli insegnamenti di San Francesco redatto da Ugolino da Montegiorgio tra il 1327/1340. Il testo riporta le conversazioni del Santo con i suoi compagni più noti (tra cui Santa Chiara) da cui scaturiscono i suoi più grandi insegnamenti: la perfetta letizia, la povertà, l’amore per le creature.
Seppur di 3 km, si consiglia di fare la suggestiva variante delle gole del fiume Fiastrone perché conduce alla bellissima Grotta dei Frati: un complesso di tre grotte di origine carsica formatesi a seguito dell’erosione delle piogge e degli agenti atmosferici che hanno dato forma a questi angusti ambienti scavati nella montagna. Un luogo selvaggio e solitario, adatto alla vita contemplativa e di rinuncia, dove la preghiera si elevava per raggiungere l’Altissimo. Se optate per questa alternativa, è bene portare sandali e asciugamano per il guado e di essere preparati fisicamente per affrontare un percorso accidentato e insidioso. La tappa termina nel borgo di Sarnano, uno dei Borghi più belli d’Italia e legato alla figura di San Francesco tanto che secondo la leggenda, fu lo stesso San Francesco a disegnare lo stemma del Comune, che reca ancora oggi il simbolo del Serafino, l’angelo che apparve al Santo quando ricevette le stigmate.

6° giorno

SARNANO (MC) - COMUNANZA (AP)

Lunghezza: 22,3 km – Durata: 7.30 ore
Asfalto: 30%. – Sterrato: 70%.
Difficoltà: media
Dislivello(+): 600 mt – Dislivello(-): 650 mt
Prima colazione in hotel. Partenza per una tappa senza particolari difficoltà. Tappa pedemontana senza grandi dislivelli a costeggiare le vette dei Sibillini lungo sentieri medievali come la Via dei Mercatali (in località Grassetti) utilizzata in epoca medievale dagli allevatori di bestiame che andavano alla fiera che si svolgeva nel Borgo di Pianelle; strade romane come la Salaria Gallica, così denominata perché collegava la via del sale del Piceno all’ager gallicus (Senigallia, terra dei galli Senoni), e ponti storici come il ponte romanico del XIII secolo che si attraversa uscendo da Amandola, Si racconta che su questo ponte sia avvenuto uno dei miracoli del beato Antonio di Amandola, quando una compagnia di ventura proveniente da Comunanza stava per assalire il paese. Il Beato apparve all’improvviso in tutto il suo splendore, facendo arrestare i cavalli sul ponte e consentendo alle truppe amandolesi di passare all’attacco e respingere gli invasori. La cittadina di Amandola, centro del Parco nazionale dei Monti Sibillini, bandiera arancione del Touring Club, è Comune dal 1249 ed è insediamento dai tempi longobardi. Seppur alcuni suoi monumenti siano stati danneggiati dal sisma del 2016,dalla piazza Umberto I, conosciuta dagli amandolesi come piazza Alta, si può ammirare uno degli scorci più belli della catena dei Sibillini. L’origine del suo nome alimenta la già cospicua raccolta di leggende che aleggiano sui Sibillini, si racconta infatti che Fillide, figlia di Licurgo Re di Sparta, era andata in sposa al bel Demofonte, partito per la guerra di Troia. La guerra era terminata ma Demofonte tardava a tornare dall’amata, alla quale era giunta la falsa notizia che il suo sposo, invaghitosi di un’altra fanciulla, non si sarebbe fatto più vedere. Fillide disperata allora scappò dalla Grecia e giunse sui Sibillini, nel luogo dell’antico Castel Leone, si tolse la vita e il suo corpo si tramutò in un mandorlo, un grande albero, bello ma privo di foglie. Demofonte tornò a casa e, non trovando la donna amata decise di mettersi in sua ricerca. Giunto anch’egli a Castel Leone apprese della tragica fine di Fillide e altro non gli restò da fare che abbracciare il tronco di quel mandorlo che, per incanto, divenne subito frondoso e ricco di gemme. Da quel mandorlo antico, nato sull’altura di Castel Leone, prese il nome la città di Amandola. La tappa termina nel paese di Comunanza frizzante centro culturale e imprenditoriale, uno dei primi ad aprire un ostello in residenza storica per i pellegrini.

7° giorno

COMUNANZA (AP) – VENAROTTA (AP)

Lunghezza: 21,2 km – Durata: 7 ore
Asfalto: 25%. – Sterrato: 75%.
Difficoltà: media
Dislivello(+): 700 mt – Dislivello(-): 750 mt
Prima colazione in hotel. Partenza per una tappa senza strappi di dislivello tra i boschi, che attraversa territori naturalistici e privi di servizi. Fate buona scorta di acqua alla partenza dato che non troveremo fonti fino a Palmiano, il Comune più piccolo del Piceno con 200 abitanti, dopo circa 14 km. Scorci suggestivi sui monti Sibillini, sui monti della Laga e sul Gran Sasso fino a Venarotta, comune francescano vocato per l’accoglienza dei pellegrini.
Poco prima di raggiungere la meta vale la pena una visita alla Chiesa Convento di S. Francesco adagiata sulla sommità di un colle, probabilmente fondata nel 1220 dallo stesso san Francesco. Alla fine del Quattrocento la chiesa fu ampliata di una navata, di una cappella per la Santa Croce e dotata di un piccolo coro per i frati. Nel 1603 la struttura che possiamo ammirare oggi fu completata con il campanile e con il portico. Nell’orto esterno è stato allocato il cimitero comunale. Oggi in alcuni locali del convento è stato allestito uno dei primi centri di accoglienza per pellegrini del Cfm, lo Spedale dei Ss. Francesco e Giacomo.

8° giorno

VENAROTTA (AP) – ASCOLI PICENO (AP)

Lunghezza: 15,2 km – Durata: 5 ore
Asfalto: 20%. – Sterrato: 80%.
Difficoltà: media
Dislivello(+): 350 mt – Dislivello(-): 600 mt
Prima colazione in hotel. Consigliamo di fare buona scorta d’acqua prima della partenza perché il percorso è privo di punti di ristoro. L’ultima tappa del cammino francescano della Marca è piuttosto breve e arriva al centro di Ascoli Piceno, la “bianca città delle cento torri”, senza mai passare per strade trafficate e seguendo lo sviluppo della valle del torrente Chiaro. Lungo il percorso incontriamo i calanchi, le formazioni geologiche tipiche di questa parte di territorio, che è possibile ammirare nella loro migliore prospettiva percorrendo la variante Venarotta – Montedinove. I calanchi, o ripe in dialetto, sono un fenomeno geomorfologico di erosione del terreno che si produce per l’effetto di dilavamento delle acque. In tutto il territorio piceno i colli sono soggetti a questo processo e regalano un paesaggio ocra chiaro con violenti dirupi e coni aguzzi senz’alberi e senz’erba, scavati dalle acque in buche, piagge di aspetto maligno, come un paesaggio lunare e da ogni parte non altro che precipizi di argilla su cui le case stanno come liberate nell’aria.
Dopo circa 5 km di cammino, la tappa passa dall’abitato di Tirabotte, dove è d’obbligo una sosta a casa di Piero, uno dei primi pellegrini di questo cammino che, con la moglie Silvia offre ristoro ai pellegrini in un’atmosfera di condivisione e folklore. Il cammino termina ad Ascoli Piceno, città bianca perché costruita con marmo travertino. L’ingresso al centro storico avviene tramite un ponte romano di epoca augustea che attraversa il fiume Tronto, ed è’ considerato uno dei ponti più rappresentativi della tecnica e della civiltà romana avendo conservato integralmente le sue caratteristiche costruttive.
Suggeriamo di prolungare l’esperienza di una notte e dormire ad Ascoli Piceno per godere con calma delle sue bellezze architettoniche e della sua prelibata gastronomia.

Quote per persona, a partire da:

PartenzaDoppia
Dal 1 Luglio 2020 al 31 Dicembre 2020€ 290

Note

Sistemazioni hotel 2/3* o B&B:

  • Foligno: Casa beata Angelina
  • Colfiorito: Hotel Lieta Sosta (al momento non sono presenti case d’accoglienza a Colfiorito)
  • Polverina: Hotel il Cavaliere
  • Montalto di Cassapalombo: Agriturismo Coldipietra (3 km dal percorso, con navetta)
  • Sarnano: Hotel Terme
  • Comunanza: Interamnia Suites
  • Venarotta: Agriturismo tenuta Borgia (1,7 km dal percorso, con navetta)

La quota comprende

  • 7 pernottamenti nelle strutture prescelte o similari
  • Trattamento di pernottamento e prima colazione
  • La navetta ove previsto
  • L’assicurazione medico bagaglio
  • Gadgets e documentazione illustrativa varia

La quota non comprende

  • Trasporto in minivan o pullman.
  • Vitto e alloggio autista
  • Tutti i pasti non menzionati, bevande, mance, extra di carattere personale e tutto quanto non espressamente menzionata nella voce “il programma comprende”
  • Quota di iscrizione per viaggi individuali €45 per persona; per gruppi (minimo 6 partecipanti) €25

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