Santa Maria del Mar è una grande chiesa gotica di Barcellona, situata nel quartiere della Ribera, insignita dal 1923 del titolo di basilica minore.

È tradizionalmente considerata la chiesa dei marinai, perché ubicata proprio nella zona mercantile e portuale della città e rappresenta l’esempio più emblematico e puro del gotico catalano.

I lavori di costruzione iniziarono il 25 marzo 1329, quando la prima pietra fu posata dal re Alfonso IV d’Aragona, come è testimoniato da una tavoletta in latino e catalano presente sulla facciata rivolta verso il Fossar de les Moreres.

Gli architetti incaricati furono Berenguer de Montagut (designer dell’edificio) e Ramon Despuig, i quali durante la costruzione coinvolsero tutte le corporazioni del quartiere Ribera, in particolar modo i bastaixos, ovvero gli scaricatori del porto, che si occupavano di trasportare sulle proprie spalle le enormi pietre necessarie, dalle cave in collina fino alla piazza destinata all’innalzamento del luogo di culto.

Questo fatto dimostra come la chiesa sarebbe dovuta appartenere e ancora oggi lo è, ai fedeli della parrocchia, unici responsabili e acquirenti dei materiali destinati alla costruzione, in chiara contrapposizione quindi alla cattedrale stessa di Barcellona che era in fase di edificazione in quegli stessi anni, che invece era riservata principalmente alla nobiltà e all’alto clero.

Le pareti, le cappelle laterali e le facciate furono terminate nel 1350, ma nel 1379 ci fu purtroppo un incendio che danneggiò parti importanti delle opere.

Infine, il 3 novembre 1383 fu posata l’ultima pietra e il 15 agosto 1384 la chiesa fu finalmente consacrata.

Un altro terremoto del 1428 in Catalogna causò numerose vittime e distrusse il rosone nel lato ovest.

Si dovette così costruire un nuovo rosone, che fu terminato nel 1459 e un anno dopo fu aggiunto anche il vetro.

La maggior parte degli arredi, le immagini e l’altare barocco aggiunti nei secoli successivi finirono però bruciati nell’incendio avvenuto nella notte tra il 19 e il 20 luglio 1936 e intenzionalmente non sono stati sostituiti.

Dall’esterno, l’edificio si presenta con un aspetto massiccio e compatto, senza diversità di profondità, come è tipico del gotico europeo e ciò produce un’assenza di giochi di luce, molto presenti invece nelle altre chiese.

La facciata è rinchiusa dalle due torri ottagonali (forma che si ripete nelle colonne all’interno) e da due robusti contrafforti, che separano il rosone e fanno capire già dall’esterno l’ampiezza delle volte interne.

Si possono riconoscere inoltre due sezioni orizzontali, differenziate molto chiaramente per mezzo di modanature ed altri elementi, mentre nelle torri, invece che pinnacoli o guglie, vengono utilizzate delle gallerie come elemento decorativo e questo è un altro particolare che tende a rendere il tutto più orizzontale che verticale.

La generale austerità dell’edificio è ancora più evidente nelle pareti laterali, lisce e senza decorazioni che vanno a chiudere lo spazio tra i contrafforti.

La concezione di conseguenza è completamente diversa da quella fragile e alcune volte tanto decorata del gotico francese, in cui gli archi rampanti sono spesso molto sottili, almeno dal punto di vista estetico, una caratteristica questa che appunto non è presente nel gotico catalano.

Invece, per quanto riguarda l’interno, si distinguono tre navate con deambulatorio e senza crociera.

Lo spazio è però suddiviso, anche come altezza, in modo tale che, pur essendovi tre navate, l’impressione è di trovarsi in uno spazio unico, molto luminoso e aperto, come se fosse a una sola navata.

Per dare questa sensazione, l’architetto ha allontanato i pilastri e fatto in modo che i soffitti delle tre partizioni raggiungano altezze molto simili, infatti contrariamente alla maggior parte delle architetture di questo tipo e periodo, le navate laterali sono solamente 1/8 più basse di quella centrale.

La navata centrale riceve luce da alcuni oculi tra le gallerie, aperture queste, che diventano finestroni tra le colonne del presbiterio e che occupano quasi la totalità dello spazio disponibile, contribuendo in tal modo a rinforzare l’effetto visivo delle colonne con un semicerchio luminoso.

Le navate laterali invece prendono luce da alcune finestre che non sono così tanto grandi come ci si potrebbe attendere da un edificio di queste dimensioni, anche se danno il loro contributo luminoso anche alla navata centrale.

Infine bisogna aggiungere, che Santa Maria del Mar, è divenuta maggiormente conosciuta nel mondo, grazie allo scrittore e avvocato spagnolo Ildefonso Falcones, che nel 2006 ha scritto un romanzo di successo, dal titolo “La cattedrale del mare”, che è proprio ambientato nel periodo e nei luoghi della costruzione della stessa.

Assolutamente da visitare!

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